PRODUZIONE PRIMARIA,MONTAGNA E CRESCITA

PRODUZIONE PRIMARIA , MONTAGNA e CRESCITA

Il fatto che  tra gli oltre 50 tra ministri, viceministri e sottosegretari non ce ne sia 1 solo con delega(non chiedo competenza) alla montagna mi conferma una volta di più di quanto sia miope la politica nel nostro Paese.

Non si può parlare di montagna solo nei momenti eccezionali (tragici o meno) perché la montagna e le aree rurali sono ciò che disegna la nostra penisola.

Dovremmo ripartire dai territori, dal settore primario, dall’agricoltura di qualità e biologica, dalle piccole produzioni che possano impegnare e far vivere i giovani,non solo delle montagne, ma del nostro Paese. Il disegno economico globale tende a linee cupe verso un ulteriore peggioramento. Adesso, oggi, non domani dobbiamo costruire un modello di crescita diverso partendo dalle esperienze positive, partendo dalla nostra storia migliore. E’ doveroso fermarsi un attimo e capire che non possiamo cambiare il mondo se continuiamo a fare esattamente ciò che è stato fatto e che c’ha portato a questo punto.

E’ disarmante vedere come tutte le possibilità che il nostro Paese (che un tempo era anche Belpaese) naufraghino prima ancora di partire perché gli strumenti che vengono messi a disposizione continuano a essere gli stessi.

La politica agricola comunitaria ha fallito creando dei mostri di  economie fasulle: le nostre campagne sono sempre più inquinate e cementificate,se non tappezzate di pannelli solari. Gli ultimi baluardi di terreni vergini sono ancora nelle aree cosìdette marginali:lì si può ripartire, se messi nelle condizioni di farlo, per creare microeconomia primaria che sia primo tassello per produzioni di qualità e turismo sostenibile. Ma dobbiamo essere capaci e svegli a difendere questi territori dai predatori a due gambe di superfici e dall’ignoranza (nel senso etimologico di non conoscenza) di una categoria, quella agricola, che deve assolutamente rinnovarsi in una prospettiva di nuove produzioni e di nuovi agricoltori.IMG_0310

Chi dice che la crescita ripartirà nel 2014 mente sapendo di mentire:perché non si può parlare di crescita quando la percentuale positiva varia di uno zero virgola…Avremo davanti anni difficili con tantissima gente senza lavoro e in cerca di nuove collocazioni. Le aree interne e, tra queste, la montagna, possono dare delle risposte. Riscoprire che il lavoro manuale e l’agricoltura di montagna non sono una disgrazia come invece fu venduto nel dopoguerra per rubarci intere generazioni per far girare le fabbriche e arricchire le città, potrebbe essere la nuova frontiera della crescita.

Il resto sono balle. E che non lo capisca la politica è una responsabilità enorme.

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NUOVA LEGGE ELETTORALE PER IL PIEMONTE….

Gli 8 collegi uninominali per la Provincia di Cuneo

Gli 8 collegi uninominali per la Provincia di Cuneo

Ridare a ogni porzione omogenea del Piemonte, un consigliere regionale e un deputato. L’Uncem, con l’associazione Alte Terre e il sistema di enti locali, ha presentato una proposta di legge elettorale regionale che restituisce a ciascuna delle 50 diverse aree del Piemonte, un rappresentante nelle istituzioni. Uno strumento che verrà depositato in Consiglio regionale da 5 Comuni, per l’esame congiunto con gli altri testi dei gruppi politici, ormai imminente. Obiettivo principale della proposta Uncem, permettere alla montagna, alle “aree interne”, e non solo, di avere nuovamente una voce, forte e determinata, capace di interpretarne sfide e potenzialità, rinsaldando un autentico patto tra eletto ed elettore. 50 le circoscrizioni elettorali composte, assegnando a ogni Comune un “peso specifico” dato al 75% dalla popolazione e al 25% dal territorio. Alessandria avrà così 5 Circoscrizioni, 3 Asti, 2 Biella, 8 Cuneo, 4 Novara, 2 Verbania, 3 Vercelli, 23 Torino, dei quali 9 per la città capoluogo. In ciascuna circoscrizione elettorale viene eletto un consigliere regionale:uno ogni 85mila abitanti circa o, se si preferisce, uno ogni 550 chilometri quadrati. Un sistema elettorale proporzionale con premio di maggioranza e garanzia di rappresentanza delle minoranze; nessun “listino” presente. A costruirlo sono stati i funzionari Uncem, grazie al tavolo di lavoro al quale hanno preso parte diverse associazioni tra cui Alte Terre, con il supporto dell’Ufficio legislativo del Consiglio regionale e il contributo tecnico del CSI Piemonte.

Dobbiamo ricostruire l’ISTITUZIONE PAESE riavvicinando elettore ed eletto. Solo con la politica si può vincere la sfida di questa crisi economica, sociale e di legittimazione dei rappresentanti.

La necessità di cambiare gli strumenti della democrazia non sta a significare la distruzione della democrazia. A questo scopo, partiamo dai territori rurali con le proposte e creiamo un network operativo e di pensiero: istituzioni, associazioni, sindacati e cittadini. Finiamola di contrapporre le Istituzioni ai cittadini o qualcuno, come già successo 90 anni fa, ne approfitterà cavalcando il malcontento legittimo e il populismo strumentale. Riavviciniamo, anche in Regione, eletto ed elettore e vedrete che tante schifezze cesseranno senza marce su Roma, invocazioni di golpe ogni tre per due e mettendo gente competente a cui rendere conto nei posti che contano.

CIRCOSCRIZIONI PIEMONTE

 

LICENZIARE I PADRETERNI

“A Roma spadroneggia un piccolo gruppo di padreterni, i quali sono persuasi, insieme con qualche ministro di avere la sapienza infusa nel vasto cervello.

Verso l’esecutivo: “Non mantiene le promesse, impedisce coi suoi vincoli il movimento a coloro che avrebbero voglia di agire, fa perdere quei mercati che gli industriali italiani erano riusciti a conquistare, prepara disastri al Paese, accolla sempre nuovi oneri  alle industrie”

Basta!- Bisogna licenziare questi padreterni orgogliosi persuasi di avere il dono divino di guidare i popoli nel procacciarsi il pane quotidiano. Troppo a lungo gli abbiamo sopportati. I professori ritornino ad insegnare, i consiglieri di Stato ai loro pareri, i militari ai reggimenti e, se passano i limiti d’età, si piglino il meritato riposo.Coloro che lavorano sono stanchi di essere comandati dagli scribacchiatori di carte d’archivio, superiori alla società governata soltanto per orgoglio e incompetenza”

Einaudi, 01 Febbraio 1919

Con chi ce l’aveva Einaudi: con quel pezzo di mondo politico che nella scia della prima guerra mondiale ha costruito un sistema bloccato di potere e clientele. Una vera e propria casta autoreferenziale che confonde continuamente, a suo avviso, la pubblica amministrazione, l’economia, lo stato, la finanza , la clientela…

 “Le banche hanno acquisito un potere economico e politico che potrà diventare un pericolo se gli uomini che vi presiedono non avranno piena coscienza della terribile responsabilità che loro incombe nello svolgimento della vita nazionale. Dietro la presenza delle società anonime e al di sopra della inerte massa dei piccoli risparmiatori sta la ristretta brigata dei pochi grandi finanzieri e dei pochi grandi industriali i quali tengono di fatto il potere e direttamente o attraverso delegati controllano l’immensa schiera delle società industriali,mercantili, marittime che costituiscono la clientela delle banche e ad esse si connettono.”

Credo che il Presidente che arrivava dalla valle Maira la vedeva lunga…