POLITICA AGRICOLA COMUNITARIA:MORIRE DI GREENING. Ecco come la nuova PAC 2014-2020 darà il colpo di grazia a margari e pastori veri!

Il pagamento ecologico (greening) è una delle principali novità della riforma della Pac, in linea con quel processo di “inverdimento” del sostegno all’agricoltura più volte annunciato dalla Commissione. Il regolamento definisce il greening come un pagamento per le pratiche agri-cole benefiche per il clima e l’ambiente, che dovrebbe remunerare la produzione di beni pubblici, in linea con gli obiettivi della Strategia Europa 2020.

Il greening è la seconda componente per importanza dopo il pagamento di base, per un ammontare corrispondente al 30% del massimale nazionale, uguale per tutti gli Stati membri. Esso sarà erogato annualmente per ettaro ammissibile di superficie agricola.

Gli agricoltori ne avranno diritto a condizione che percepiscano il pagamento di base e che rispettino sui loro ettari ammissibili tre pratiche agricole considerate benefiche per clima e ambiente:

1) diversificazione delle colture;
2) mantenimento dei prati permanenti;
3) presenza del 7% di aree di interesse ecologico.
 Le suddette pratiche agricole vanno rispettate congiuntamente, salvo nel caso di presenza di soli prati permanenti.

Diversificazione delle colture

Quando le superfici a seminativo presenti in azienda superano i 30 ettari, gli agricoltori dovranno prevedere almeno tre tipi di colture, (saranno esonerate le aziende sotto i 10 ettari e dovranno prevedere due tipi di colture le aziende tra 1 10 e 30 ettari) ognuna delle quali non potrà superare il 70% della superficie a seminativo e dovrà interessare almeno il 5% della stessa superficie a seminativo. Dunque, è bene sottolineare i seguenti due elementi
M
1) la diversificazione si applica solo alle colture a seminativo e non si applica alle colture permanenti legnose e ai prati e pascoli permanenti;

2) si applica solo alle aziende che superano i 10 ettari a seminativo. Una puntualizzazione importante riguarda il fatto che la diversificazione è un concetto diverso dalla rotazione colturale e che, proprio per questo, i suoi effetti sull’ambiente possono essere molto diversi, e non necessariamente benefici: l’agricoltore deve solo dimostrare ogni anno la presenza di tre colture nella propria azienda, ma non il loro avvicendamento nelle parcelle agricole. Le tre colture possono essere posizionate anche in corpi aziendali distinti e lontani ed anche ripetute in monocoltura sulla stessa particella negli anni successivi.

Sono previste tre deroghe, in cui non è obbligatoria l’applicazione della diversificazione delle colture:

– seminativi interamente utilizzati per la produzione di erba (prati avvicendati, erba medica, eccetera);

– seminativi interamente utilizzati a colture sommerse per una parte significativa dell’anno (riso);

– seminativi interamente lasciati a riposo.

Mantenimento dei prati permanenti

Gli agricoltori dovranno mantenere le superfici adibite a prati e pascoli permanenti . In altre parole, le superfici a prati e pascoli permanenti non possono essere trasformate in seminativi.

Aree di interesse ecologico

Gli agricoltori dovranno riservare almeno il 7% della loro superficie agricola a destinazioni a valenza ecologica, escluse le aree a prato permanente. Quindi il vincolo vale sia per i seminativi che per le colture permanenti legnose. Sono considerate “destinazioni ecologiche” terreni a riposo, terrazze, aree di valore paesaggistico, fasce tampone, superfici oggetto di imboschimenti nell’ambito dei Psr.

Leggendo queste norme,uno potrebbe dire:bene! Una svolta ecologica del Piano di sviluppo rurale europeo. Io dico :MALE. Perché?

Tutte le aziende agricole sono obbligate al greening, dalle piccole alle grosse,da quelle in montagna(che non hanno problemi a farlo, perché già è così, a quelle in pianura, che avranno problemi serissimi ad ottemperare a questi vincoli per la mancanza di superfici. Le aziende agricole intensive della pianura, difficilmente metteranno superfici a pascolo e ancora di più a riservare il 7% della superficie attuale a destinazione di aree di interesse ecologico. E quindi?

E quindi riparte la corsa impazzita e senza regole alle uniche superfici disponibili che abbiamo nel nostro Paese. Quelle in montagna. Ed è già partita questa corsa: invece di mutare le attuali superfici aziendali,si va a cercare estensione in montagna pagando a prezzi fuori mercato affitti per terreni privati e pubblici obbligando chi sempre ha utilizzato quei pascoli a scendere a patti col diavolo o a morire!

Ancora una volta la politica agricola è a favore della rendita fondiaria e non del lavoro agricolo attivo; ancora una volta la politica agricola comunitaria è contro la montagna e contro i margari e pastori!

Chi vuole queste cose? Chi sono i personaggi politici che gestiscono o sono soci di società agricole che percepiscono milioni di € l’anno in pagamenti?

Chi può fare qualcosa si muova, perché la montagna invece di vivere di green economy rischia di morire di greening.

pac-2014-2020

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