ACQUA:NON C’E’ CANONE SENZA POLITICA

Primavera2

Mercoledi 22 Maggio il Consiglio delle Autonomie Locali aveva all’o.d.g. in discussione un nuovo Regolamento (fatto di Giunta) che disciplina i canoni di concessione delle acque minerali e di sorgente destinate all’imbottigliamento (secondo i criteri della legge 25 del 1994).

Un assemblea ai minimi termini – e una profonda riflessione sul ruolo che il Consiglio Regionale vuole dare al Cal è d’obbligo- si è trovata nelle condizioni di esprimere un parere su un Regolamento di Giunta che ha ricevuto qualche giorno prima dell’Assemblea senza poter analizzare e incastonare in un contesto più organico che va sotto il nome di :quale ritorno per il territorio che produce la risorsa?

I canoni decisi e la ripartizione fatta vanno a sicuro vantaggio dei singoli comuni in cui ci sono gli impianti di imbottigliamento (giusto), qualcosa ai comuni che ne hanno solo svantaggi ( traffico), il rimanente va alla Regione che per legge regionale lo inserisce nel Fondo Regionale per la montagna. Tutto giusto, in prima lettura. Peccato che la partita, che vale parecchi milioni di euro, su una risorsa che è della Montagna, ritorna alla montagna,dalle previsioni della giunta 600000 € /anno…su tutto il Piemonte.

A questo aggiungiamo che tre anni fa, sempre la Giunta, con una decisione unilaterale, ha raddoppiato il canone regionale sulle concessioni idroelettriche:il solo raddoppio vale oltre 15 milioni di euro. Nessuno di questi è tornato alla montagna direttamente. E anche qui, permettete, ma le centrali idroelettriche sono roba nostra (come insediamento).

La Regione ha emanato la legge di riordino degli Enti Locali in cui ha modificato alcuni art. della Legge sulla Montagna:art. 50 prevede le voci che dovrebbero andare a dar vita al fondo regionale. Come si può discutere di regolamenti e canoni su acqua nelle varie formule,senza prendere in modo SERIO in mano la questione: COSA VOGLIAMO FARNE DELLA MONTAGNA PIEMONTESE? COME LA FINANZIAMO?COME NON LA DERUBIAMO?

Ecco….mi aspetterei da amministratori regionali che prima di cancellare un Ente beneficiario di risorse (poche), discutesse e proponesse soluzioni di ampio respiro per dare a Cesare quel che è di Cesare..ovvero per dare al monte ciò che è del monte…

Annunci

PRODUZIONE PRIMARIA,MONTAGNA E CRESCITA

PRODUZIONE PRIMARIA , MONTAGNA e CRESCITA

Il fatto che  tra gli oltre 50 tra ministri, viceministri e sottosegretari non ce ne sia 1 solo con delega(non chiedo competenza) alla montagna mi conferma una volta di più di quanto sia miope la politica nel nostro Paese.

Non si può parlare di montagna solo nei momenti eccezionali (tragici o meno) perché la montagna e le aree rurali sono ciò che disegna la nostra penisola.

Dovremmo ripartire dai territori, dal settore primario, dall’agricoltura di qualità e biologica, dalle piccole produzioni che possano impegnare e far vivere i giovani,non solo delle montagne, ma del nostro Paese. Il disegno economico globale tende a linee cupe verso un ulteriore peggioramento. Adesso, oggi, non domani dobbiamo costruire un modello di crescita diverso partendo dalle esperienze positive, partendo dalla nostra storia migliore. E’ doveroso fermarsi un attimo e capire che non possiamo cambiare il mondo se continuiamo a fare esattamente ciò che è stato fatto e che c’ha portato a questo punto.

E’ disarmante vedere come tutte le possibilità che il nostro Paese (che un tempo era anche Belpaese) naufraghino prima ancora di partire perché gli strumenti che vengono messi a disposizione continuano a essere gli stessi.

La politica agricola comunitaria ha fallito creando dei mostri di  economie fasulle: le nostre campagne sono sempre più inquinate e cementificate,se non tappezzate di pannelli solari. Gli ultimi baluardi di terreni vergini sono ancora nelle aree cosìdette marginali:lì si può ripartire, se messi nelle condizioni di farlo, per creare microeconomia primaria che sia primo tassello per produzioni di qualità e turismo sostenibile. Ma dobbiamo essere capaci e svegli a difendere questi territori dai predatori a due gambe di superfici e dall’ignoranza (nel senso etimologico di non conoscenza) di una categoria, quella agricola, che deve assolutamente rinnovarsi in una prospettiva di nuove produzioni e di nuovi agricoltori.IMG_0310

Chi dice che la crescita ripartirà nel 2014 mente sapendo di mentire:perché non si può parlare di crescita quando la percentuale positiva varia di uno zero virgola…Avremo davanti anni difficili con tantissima gente senza lavoro e in cerca di nuove collocazioni. Le aree interne e, tra queste, la montagna, possono dare delle risposte. Riscoprire che il lavoro manuale e l’agricoltura di montagna non sono una disgrazia come invece fu venduto nel dopoguerra per rubarci intere generazioni per far girare le fabbriche e arricchire le città, potrebbe essere la nuova frontiera della crescita.

Il resto sono balle. E che non lo capisca la politica è una responsabilità enorme.