LICENZIARE I PADRETERNI

“A Roma spadroneggia un piccolo gruppo di padreterni, i quali sono persuasi, insieme con qualche ministro di avere la sapienza infusa nel vasto cervello.

Verso l’esecutivo: “Non mantiene le promesse, impedisce coi suoi vincoli il movimento a coloro che avrebbero voglia di agire, fa perdere quei mercati che gli industriali italiani erano riusciti a conquistare, prepara disastri al Paese, accolla sempre nuovi oneri  alle industrie”

Basta!- Bisogna licenziare questi padreterni orgogliosi persuasi di avere il dono divino di guidare i popoli nel procacciarsi il pane quotidiano. Troppo a lungo gli abbiamo sopportati. I professori ritornino ad insegnare, i consiglieri di Stato ai loro pareri, i militari ai reggimenti e, se passano i limiti d’età, si piglino il meritato riposo.Coloro che lavorano sono stanchi di essere comandati dagli scribacchiatori di carte d’archivio, superiori alla società governata soltanto per orgoglio e incompetenza”

Einaudi, 01 Febbraio 1919

Con chi ce l’aveva Einaudi: con quel pezzo di mondo politico che nella scia della prima guerra mondiale ha costruito un sistema bloccato di potere e clientele. Una vera e propria casta autoreferenziale che confonde continuamente, a suo avviso, la pubblica amministrazione, l’economia, lo stato, la finanza , la clientela…

 “Le banche hanno acquisito un potere economico e politico che potrà diventare un pericolo se gli uomini che vi presiedono non avranno piena coscienza della terribile responsabilità che loro incombe nello svolgimento della vita nazionale. Dietro la presenza delle società anonime e al di sopra della inerte massa dei piccoli risparmiatori sta la ristretta brigata dei pochi grandi finanzieri e dei pochi grandi industriali i quali tengono di fatto il potere e direttamente o attraverso delegati controllano l’immensa schiera delle società industriali,mercantili, marittime che costituiscono la clientela delle banche e ad esse si connettono.”

Credo che il Presidente che arrivava dalla valle Maira la vedeva lunga…

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